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Provincia Autonoma di Trento - Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia

 
 
 

E. Olmi - GLI ANNI EDISON


Feltrinelli, nella collana Real Cinema, pubblica il cofanetto “Ermanno Olmi. GLI ANNI EDISON. Documentari e cortometraggi 1954-1958“, 1 DVD accompagnato da un libro "I volti e le mani" a cura di Benedetta Tobagi.
Contiene il documentario La pattuglia del Passo San Giacomo, primo premio nella categoria "I problemi industriali della montagna" al Festival di Trento del 1954.

DVD_Olmi_Interno

Il DVD raccoglie "I meravigliosi, inediti "piccoli film" del giovane Olmi, racconti di lavoro, tra campagne e fabbrica, già pieni della grazia e della forza di un maestro che non ha mai smesso di cercare", fra cui:
Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggiere
La pattuglia del Passo San Giacomo
La diga del ghiacciaio
Manon finestra 2
Michelino 1° B
Il pensionato
Tre fili fino a Milano

Nel libro che accompagna il DVD I volti e le mani a cura di Benedetta Tobagi:
- scritti di Ermanno Olmi, Tullio Kezich, Morando Morandini, Adriano Aprà e altri;
- intervista a Ermanno Olmi a cura di Sergio Toffetti;
- il racconto Far la serva a Milano di Giovanni Testori;
- introduzione Ermanno Olmi: la Nouvelle Vague al lavoro di Sergio Toffetti.

Preme, in particolare richiamare l'attenzione su "La pattuglia del Passo San Giacomo" che restituisce alle nuove generazioni immagini, attività, protagonisti, fatiche di tempi non tanto lontani, ma di cui si sta perdendo il ricordo troppo in fretta.
Un DVD che può arricchire senz'altro il bagaglio formativo dei giovani, raccontando piccoli episodi del lungo cammino della storia energetica d'Italia e delle regioni alpine in particolare.

Nelle parole di David Bruni - contenute nel libro allegato al DVD - un breve commento al documentario:

«.. qui le immagini abbandonano la funzione meramente illustrativa conquistando una loro autonomia rispetto alla parola, e strutturano un racconto fitto di brevi digressioni, cadenzato secondo un ritmo e un tempo quasi sospesi, che fanno a tratti dimenticare lo scopo insito nel film, la documentazione dell'utile attività svolta dalla squadra di operai specializzati nel riparare le linee di alta tensione danneggiate da incidenti.
La pattuglia del Passo San Giacomo si apre sull'immagine fissa di una natura morta con bottiglie di gusto morandiano, la stessa su cui comparirà la scritta "fine", chiudendosi circolarmente, come del resto accade anche in altri cortometraggi olmiani del periodo. In un paesino montano, ricoperto di neve ma anche scaldato dal sole, la vita pare svolgersi in maniera ordinata, quieta e operosa: un'operosità che accomuna i bambini intenti nelle loro occupazioni infantili, un uomo e un ragazzo alle prese con rami da segare, e alcuni operai mostrati - per analogia - mentre abbattono un albero, che provoca l'involontaria interruzione della linea elettrica "San Giacomo 220.000".
Solo adesso, dopo circa tre minuti dall'inizio, fa il proprio ingresso in colonna sonora il commento over, in modo discreto e introducendo la spedizione della pattuglia con parole che paiono derivare da una dichiarazione di poetica neorealista: "Queste immagini raccontano un piccolo fatto di cronaca avvenuto nell'alta VaI Formazza in primavera. È una storia di tutti i giorni con eroi di tutti i giorni. Una storia che potrebbe avere, e ha, per teatro tutte le valli delle Alpi". Il percorso degli operai specializzati, sistemati con i loro insostituibili strumenti su due autocarri, si snoda pigramente lungo stradine e declivi sempre più elevati, suggerendo alla narrazione tempi altrettanto rilassati, mentre costantemente vengono scoperte altre presenze umane occupate in lavori quotidiani (contadini che tagliano fieno, donne che trasportano ceste sulle spalle).
Un esteso paragrafo è dedicato alla fatica dei protagonisti, adesso costretti a procedere a piedi, e alla loro sete: il commento si fa da parte, mentre si succedono piani ravvicinati degli individui, particolari dei loro visi, dettagli di gocce d'acqua e del muso dei muli, resi dinamici dall'impiego della macchina a mano. A questo punto cominciano le operazioni per riattivare il cavo rotto dalla caduta dell'albero. La prova di "alpinismo elettrico", fondata sulla scalata del palo, è la base per le successive fasi: una carrucola permette di agganciare il ponte di lavoro e, attraverso una serie di procedure dettagliatamente esposte e puntualmente visualizzate, la riparazione viene compiuta con successo. Il capopattuglia corre ad avvertire la centrale, le turbine riprendono a girare e la corrente elettrica torna a dar luce agli aggregati urbani, accostati dalla voce over al paesello dove si conclude pateticamente la storia, di fronte a una misera vetrina anch'essa illuminata, contemplata da un bambino vestito a lutto.
L'originalità de La pattuglia del Passo San Giacomo - lontano da intenti celebrativi e privo di slanci retorici e, al contrario, attento a testimoniare l'attività di umili e anonimi individui, facendoli assurgere al ruolo di protagonisti di una vicenda corale raccontata con modi e ritmi inconsueti - non sfuggì ai giurati del Festival di Trento del 1954, che lo insignirono del primo premio nella categoria "I problemi industriali della montagna".»


 

 
 
 
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