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Provincia Autonoma di Trento - Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia

 
 
 

Le caldaie a condensazione. Criteri per una corretta progettazione, istallazione ed esercizio

 

Pubblicazione a cura di Roberto Socal e Laurent Socal - 2004

Disponibile a pagamento

 

La PREFAZIONE degli Autori.

«Stanno diventando oggi di moda le caldaie a condensazione. Nelle ultime fiere di settore erano ben pochi gli stand di costruttori di generatori di calore che non esponessero almeno un modello di generatore di calore a condensazione.
Le attese generate sono grandi: sembrerebbe che per migliorare sensibilmente le prestazioni di un impianto di riscaldamento basti buttare via la vecchia caldaia convenzionale e sostituirla con una nuova a condensazione per vedere schizzare il rendimento di 20-30 punti percentuali in su. La Pubblica Amministrazione elargisce contributi a fondo perduto a chi butta via la vecchia caldaia e ne mette una nuova, meglio se a condensazione.
Ci sono noti però molti casi in cui i consumi non sono calati significativamente o sono addirittura... aumentati!
L'entusiasmo per l'intervento innovativo ha fatto probabilmente dimenticare alcuni "dettagli" di non poco conto. Per esempio, le caldaie a condensazione non sono caldaie capaci di provocare, di per sè e da sole, la condensazione del vapor d'acqua contenuto nei fumi di combustione. Sono solo caldaie che, nel caso l'impianto le ponga nelle condizioni di produrre condensa, possono subirla senza danni e sfruttarla utilmente. Per mettere la caldaia in condizione di sfruttare la condensazione, occorre però che l'impianto sia progettato (o modificato) e condotto in maniera adeguata. Solo se questa essenziale condizione preliminare (sine qua non) è rispettata, allora la caldaia a condensazione potrà sfruttare, più o meno parzialmente, il calore latente di condensazione del vapor d'acqua contenuto nei fumi di combustione trasformatosi in condensato all'interno della caldaia.
In queste note, cercheremo di spiegare come si produca la condensazione e come possa essere correttamente realizzato e condotto un impianto idoneo a sfruttare nel migliore dei modi questa recente ed innovativa tecnica di combustione. Il testo è concepito come un complemento ed un seguito al precedente volumetto "La manutenzione migliorativa degli impianti termici".
Nei vari capitoli vengono esaminati argomenti specifici relativi agli impianti di riscaldamento a condensazione e vengono ripresi anche alcuni aspetti relativi agli impianti tradizionali, che vanno rivisti nell'ottica specifica della condensazione. Verranno riproposte numerose considerazioni di tipo impiantistico perché deve essere chiaro fin dall'inizio (e quindi lo si ripete) che per implementare e sfruttare al meglio questa tecnica non è sufficiente installare una "caldaia che può funzionare in condensazione" ma occorre anche inserirla in un impianto che la metta in condizione di far condensare (al suo interno!) la maggior parte possibile del vapor d'acqua contenuto nei fumi, trasferendo il calore latente liberato al fluido termovettore. La bassa temperatura alla quale ciò accade richiederà alla caldaia estese superfici di scambio e bassi carichi termici specifici, dovendo operare con ΔT estremamente limitati.
Il recente convegno organizzato dall' ANTA a Milano presso l'Istituto "Pia Marta" ha consentito di fare il punto della situazione, di analizzare i risultati positivi in edifici cavia in Liguria, Lombardia e Veneto e di evidenziare l'importanza di elementi erroneamente ritenuti accessori (valvole termostatiche, pompe a giri variabili, termoregolazioni e funzionamento continuo degli impianti) e dimostratisi invece fondamentali ai fini dell' ottimizzazione del rendimento medio stagionale del complesso edificio/impianto.
Ringraziamo fin d'ora quanti vorranno farci pervenire i loro contributi in suggerimenti, osservazioni, sperimentazioni e critiche volte al miglioramento di quanto esposto.»

(Testo disponibile a pagamento, fino ad esaurimento scorte, presso il Servizio Pianificazione energetica e incentivi)

 
 
 
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